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Gilberto Padovan, l’idea di un Rotary oltre i confini territoriali

Alla nascita del Club Rotary Passport D.2060 Tre Venezie (28 gennaio 2026) vi è l’iniziativa di Gilberto Padovan, fondatore del nuovo Club, che ha promosso un modello associativo pensato per interpretare in modo più flessibile e contemporaneo l’appartenenza rotariana. La sua idea parte da una considerazione concreta: in una società nella quale le persone si muovono sempre più frequentemente tra città, professioni e territori diversi, anche la partecipazione associativa può trovare nuove modalità di espressione.

Il progetto del Passport D.2060 Tre Venezie nasce quindi dalla volontà di creare una realtà capace di mettere in relazione soci provenienti da differenti aree del Triveneto, favorendo incontri, scambi professionali e iniziative di servizio anche al di fuori dei tradizionali confini territoriali. Padovan ha dato forma a questa impostazione attraverso un percorso di aggregazione che pone al centro non soltanto l’appartenenza al Club, ma soprattutto la disponibilità dei soci a condividere competenze, esperienze e responsabilità.

Il ruolo del fondatore si colloca dunque nella costruzione di una visione: mantenere saldi i valori fondamentali del Rotary e, nello stesso tempo, sperimentare una formula organizzativa coerente con le trasformazioni della società contemporanea. Una prospettiva nella quale l’innovazione non sostituisce la tradizione rotariana, ma diventa uno strumento per renderne più efficace la capacità di servizio.

È in questa sintesi tra esperienza e apertura al futuro che si colloca il contributo di Gilberto Padovan alla costituzione del nuovo Club. La sua iniziativa ha portato alla formazione di una comunità rotariana che intende fare della mobilità, delle relazioni e della collaborazione interterritoriale non semplicemente una caratteristica organizzativa, ma un’opportunità concreta per sviluppare nuovi progetti.

Il valore del progetto, più che nella figura del fondatore in sé, risiede quindi nella capacità di trasformare un’idea in una struttura associativa e di affidarne successivamente la crescita alla partecipazione dei soci. È una impostazione che restituisce al Rotary la sua dimensione essenziale: persone diverse per professione e provenienza che scelgono di mettere in comune competenze e disponibilità per realizzare iniziative rivolte alla comunità.

Vedute di Vicenza e del Teatro Olimpico nel 1700

Quattordici rare incisioni di Cristoforo Dall’Acqua, stampate in anastatica da Gilberto Padovan editore, su finissima carta d’arte, in tiratura limitata. 

di Franco Barbieri

Licisco Magagnato, commentando da par suo, nel 1952, e tornando in argomento nel 1956, rimane, nei confronti delle “Vedute di Vicenza” di Cristoforo Dall’Acqua, decisamente troppo severo. li Dall’Acqua, nato a Vicenza l’l aprile 1734 e mortovi il 10 novembre 1787, formatosi presso i Remondini di Bassano e, dal 1764, con un grande maestro incisore tedesco, il Wagner, a Venezia, era artista dalla tecnica sicura e godeva di non piccolo prestigio. Forse fuorviava l’amico Licisco la datazione, supposta per indizi pur meditati ma rivelatasi inesatta; l’esecuzione di quelle incisioni dovendosi, a conti fatti, spostare dall’ottavo decennio del ’700 al primo lustro, e non anche concluso, del settimo: diciamo al 1760-1764. Non, dunque, in prossimità o Continua a leggere

Vicenza

Uno sguardo dal Monte. Breve riepilogo sui problemi della produzione vedutistica vicentina
(di Giuseppe Barbieri)

dsc_0421-vicenzaQuasi trent’anni fa, Donald Meining ha fissato in una formula efficace una verità diffusa e condivisa: “any landscape is composed not only of what lies before our eyes but what lies within our heads”1.

Detto in termini anche più semplici, ogni veduta urbana è carica di teoria2, non è soltanto un fatto di percezione visiva: questo è anche, credo, il modo più utile di accostarsi alla grande e nitida Vicenza che Guido Albanello ha finito di disegnare in un anno fatidico come il 2000, e che poi Gilberto Padovan ha fatto stampare, assieme alle altre imagines urbium dei capoluoghi veneti. Continua a leggere

Litografia biografica di Andrea Palladio

DSC_0329Una rarità “Artistica”

Raffinato per definizione e “raro” per precisa scelta culturale, l’Editore vicentino Gilberto Padovan ha voluto celebrare con un tocco particolare anche il Cinquecentenario Palladiano, proponendo agli appassionati e ai collezionisti d’arte una stampa tanto originale quanto prestigiosa. La litografia, intitolata “ Andrea Palladio”, è virata in nero antico e amaranto su carta di pregio color tabacco, tinte che richiamano quelle degli intonaci e dei mattoni degli edifici dell’epoca, nonché il segno in grafite delle matite utilizzate per i tracciati dei progetti. La tavola, che misura cm. 60x90, rappresenta una “summa” dell’opera del grande architetto per come riproduce, in una composizione unica nel suo genere, tutti i disegni dei prospetti delle fabbriche del Palladio, tratti dai Quattro Libri dell’Architettura, di Ottavio Bertotti Scamozzi, stampati nel Settecento. Un elenco cronologico, dunque, dell’intero operato compiuto in vita dal sommo Andrea e che viene completato da un suo suggestivo ritratto, in età matura, ripreso da un’incisione egualmente settecentesca di Jacopo Bernardi su disegno di Vincenzo Raggio.

Litografia “La Rotonda” (Andrea Palladio)

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Una rarità “Palladiana”

L’editore vicentino Gilberto Padovan ha scoperto nel 2008, in una casa privata, un raro acquerello del 1876, realizzato dall’artista austriaco P. Wohlschlager in un suo viaggio in Italia, raffigurante un’aulica immagine della Villa Capra, detta “La Rotonda”, di Andrea Palladio. Dall’originale, l’Editore ha stampato, in tiratura limitata su carta acquerello di pregio, della stessa dimensione dell’opera originale, cm. 85,5 x 55,5.ed esclusiva, alcune litografie d’arte.

L’acquerello esalta tutta l’intensità poetica e coloristica della villa palladiana che il pittore, affascinato dalla sua magnifica struttura, avvolta da un paesaggio ubertoso e incontaminato, ha colto e trasferito con vibranti tocchi di pennello sulla carta. Da un lato, dunque, l’iniziativa dell’editore Gilberto Padovan offre una ricapitolazione dell’esperienza e dell’eredità palladiana, patrimonio destinato a influenzare generazioni di architetti in tutto il mondo, dall’altro rivolge un omaggio a quello che è l’emblema principe del suo classicismo, all’invenzione di quella Rotonda dalla metafisica bellezza e, però, sapientemente immersa nella natura ovvero nella realtà del mondo e degli uomini. Una scelta non casuale , che conferma la linea – mai scontata – alla quale Padovan s’ispira nelle sue iniziative editoriali.